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Grafomotricità e Ritmica

 - Giuseppina Rotondi

Grafomotricità, un naturale approccio alla scrittura...
Corsi di Formazione per insegnanti educatori, figure di sostegno e genitori


La grafomotricità aiuta a sviluppare nel bambino la consapevolezza delle proprie capacità creative ed espressive.

E’ un percorso attraverso il quale il bambino viene guidato in modo divertente e naturale all’interiorizzazione di una scrittura fluida, grazie all’utilizzo della musica, canzoncine e filastrocche.
Il bambino viene condotto dal gesto spontaneo, il cosiddetto “scarabocchio”, alla forma strutturata e consapevole del simbolo grafico della scrittura. 

Con la grafomotricità inoltre il bambino viene educato ad assumere una postura corretta nello stare a sedere quando si scrive, nell’impugnatura di una matita e nella direzione naturale del gesto grafico, prevenendo e/o correggendo quelle abitudini posturali scorrette che portano ad irrigidità fisica, stanchezza e scarsa concentrazione.

Corsi di formazione...

Corsi di formazione... - Giuseppina Rotondi

FORMAZIONE di RITMICA ed EDUCAZIONE PSICOCORPOREA
Rivolto ad adulti per operano nel campo educativo (insegnanti, educatori, figure di sostegno, genitori) e per tutti coloro che sono interessati

con Giuseppina Rotondi
Counselor Professional, esperta di attività grafomotorie, educazione ritmica, pedagogia sistemica, Teacher di Brain Gym. 



PERCORSO DI 4 
INCONTRI
- Venerdì 15 Marzo 2019
- Venerdì 29 Marzo 2019
- Venerdì 17 Maggio 2019
- Venerdì 24 Maggio 2019 

Orario 15 - 19  

 

L’educazione ritmica e psicocorporea favorisce la crescita globale del bambino aiutandolo a sviluppare corpo e mente in modo integrato e armonioso. Per un apprendimento naturale è necessario sviluppare e affinare nel bambino le sue capacità di percezione sensoriale attraverso il movimento corporeo e la consapevolezza del ritmo che il corpo racchiude. 

Tutto ciò rende il bambino forte e sicuro, capace di concentrarsi, di stare attento, desideroso di imparare e di riuscire ad apprendere in modo naturale e senza sforzi.

Il ritmo, il movimento e l’utilizzo di materiali specifici offrono l’occasione al bambino di sperimentare il proprio corpo e di conoscere ed esprimere le proprie sensazioni ed emozioni. 

Questa Formazione ha lo scopo di portare i partecipanti ad apprendere un metodo e asperimentare direttamente le attività ritmiche da proporre ai bambini che si compongonodi giochi ritmati, canzoncine e stimoli sonori. I partecipanti potranno conoscere l’uso di materiali semplici e utili per il lavoro psicocorporeo che permetterà al bambino di lavorare sull’esperienza concreta e favorire il passaggio alla concettualizzazione e al linguaggio simbolico.

 

Al termine della Formazione verrà rilasciato un Attestato di partecipazione per il totale delle ore frequentate.

 

Luogo: “La Capanna dell’Anima” via Caivola, 2 – Monterenzio (BO)


Costo
 totale: 250 euro

 

Un libro innovativo in campo educativo...

Un libro innovativo in campo educativo... - Giuseppina Rotondi

PER SCRIVERE DAVVERO
in collaborazione con Giuseppina Rotondi

formato cm 21 x 29,7 - pagine 176 + DVD

“Per scrivere davvero” presenta una novità assoluta nell’insegnamento della scrittura ed è unico nel suo genere. Il metodo nasce dall’unione fra la grafomotricità, la grafologia e l’educazione ritmico-musicale, favorisce l’apprendimento della scrittura e mantiene vivo l’entusiasmo del bambino. 
I giochi grafomotori proposti permettono un vissuto immediato e diretto del gesto grafico e costituiscono un’ottima prevenzione per i disturbi di dislessia e disgrafia. 
Giocare a scrivere e scrivere giocando, con questa motivazione ludica i bambini fanno “ballare e volare”, insieme a Ciccio Pasticcio e ai suoi amici, i loro pennarelli con gesti fluidi e sempre più precisi e organizzati nello spazio foglio. La musica è un grande sostegno al movimento, raffina l’ascolto e il senso del ritmo, coinvolge il bambino emotivamente e trasmette allegria e unione nel gruppo. 
Un libro utile e divertente, rivolto a insegnanti, educatori e genitori per sostenere i bambini, cantando e giocando, nel complesso processo di apprendimento della scrittura.

 


Il libro può essere richiesto direttamente
al Centro "La Capanna dell'Anima"

Tel. 333 1015344
segreteria.giuseppinarotondi@gmail.com


 

 

 

L'"asilo" è scuola...

L'"asilo" è scuola... - Giuseppina Rotondi

LA MIA OPINIONE: IL VALORE DELLA SCUOLA MATERNA

Quella che oggi si chiama Scuola Materna e che la maggior parte di noi fa fatica a non chiamarla più “Asilo”, è un posto protetto a disposizione della crescita del bambino, un posto dove altre persone, diverse dai soliti mamma, papà, nonna, nonno, si prendono cura della sua educazione e dove ha la possibilità di misurarsi con altre figure di riferimento e allo stesso tempo dividere i suoi bisogni e le sue necessità con altri esserini.
E fin qui non fa una piega…anzi.
Eppure, per la maggior parte di noi e non solo nei nostri ricordi, l’immagine dell’”Asilo” è quella di un maternage e di un accudimento fisico per il tempo in cui i genitori sono a lavoro o si occupano del fratellino più piccolo.
Per mia esperienza diretta, ma credo anche per tanti miei coetanei, a parte la brutta sensazione di distacco dalla madre, le cose che affiorano da quei ricordi, sono il grembiulino a quadrettini rosa o celeste, il sacchettino della merenda, il pulmino, l’odore classico della scuola, qualche giochino all’aria aperta in giardino, il riposino pomeridiano nell’aula buia con la testa appoggiata sul banco, e… non vedevi l’ora di tornare a casa!
Senza nulla togliere a tutto questo e soprattutto con profondo rispetto per i genitori che vanno a lavorare, io credo che oggi giorno, nella testa delle persone sia cambiato poco o niente e che ancora regni questa immagine un po’ semplicistica dell’”Asilo”: un posto dove portare il bambino a giocare e a socializzare con gli altri fino a che non arriva l’ora in cui qualcuno va a prelevarlo.
Una sorta di surrogato della Scuola con la “S” maiuscola, un posto che ti permette di stare ancora un po’ nel limbo dell’infanzia fino a che non arriva la “cosa seria ed importante”!
Oppure c’è un fenomeno contrario che ha preso piede già da qualche anno: l’idea che il bambino, appena treenne, debba essere bombardato di stimoli continui per arrivare in prima elementare che sappia leggere e scrivere e magari… anche conversare in inglese! 
Tutto ciò sottopone il bambino ad uno stress troppo alto, creando demotivazione e irrequietezza, per non parlare delle maestre che si son dovute trasformare in sergenti organizzatrici del tempo e che nei corridoi smistano e formano gruppi di bambini che entrano ed escono da un laboratorio all’altro.
Il desiderio da parte degli adulti di voler bruciare le tappe, procura un forte stress nel bambino.
Il suo corpicino non è ancora pronto e maturo per questo tipo di attività a tavolino, anche i suoi occhi non sono ancora in grado di mettere a fuoco le lettere piccole dei libri e tanto meno scriverle negli piccoli spazi di un quaderno.
Il bambino che va alla Scuola Materna ha ancora bisogno di sperimentarsi nel gioco, nel movimento, negli spazi grandi, ha bisogno di trovarsi, di conoscersi, di capire cosa può fare con il suo corpo… per poi scoprire le proprie attitudini e capacità.
Ha bisogno del tempo per crescere. 
Tornando alla parola “Asilo”, oggi (forse) il termine “Scuola Materna” l’ha quasi definitivamente sostituita, anche se resta difficile lasciarla andare.
Da quando ho iniziato il mio modesto percorso in materie e attività pedagogiche, considerando che ne ero completamente a digiuno, la mia opinione sulla Scuola Materna è cambiata radicalmente.
Ho compreso quanto sono fondamentali per il bambino questi tre anni e soprattutto l’importanza di come stare” con lui e di cosa fargli fare”.
Ne ho avuto la conferma qualche anno fa, chiedendo quale fosse il suo lavoro ad una donna seduta accanto a me ad un Seminario sull’educazione, e sentendomi rispondere: “Io? Insegno in un Asilo nido”.
Il giorno dopo, questa donna era già una delle mie più care amiche...
Con la sua risposta mi aveva aperto un mondo, mi aveva fatto capire quanto veramente fosse importante il suo ruolo e quello di tutte le maestre degli Asili Nido e delle Scuole Materne.
E’ vero, sono una sostituzione del genitore, un accompagnamento educativo, un accudimento, sono una cura, un creare spazi di gioco e socializzazione e, se proprio vogliamo, anche un contribuire all’economia nazionale permettendo al genitore di andare a lavorare, ma sono anche tanto altro, sono molto di più... SONO SCUOLA!
L’apprendimento della vita inizia dal primo giorno in cui nasciamo e finisce con l’ultimo giorno in cui moriamo.
La Scuola, come tante altre cose, non è altro che un canale per questo apprendimento, NON è l’apprendimento.
Il cervello è solo un organo e uno strumento a nostra disposizione con l’arduo compito di interpretare, codificare, registrare ogni stimolo esterno per ampliare via via il mio apprendimento, ma senza tutto il resto del corpo che contiene gli organi capaci di percepire tutto questo, non riuscirebbe a fare niente del suo lavoro.
Quindi, il veicolo principale per percepire l’apprendimento è il corpo.
Se gli organi sensoriali e il resto del corpo non sono ancora maturi e pronti per apprendere una determinata cosa, la imparo lo stesso è vero, ma in un modo forzato e non integrato.
E come tutte le cose forzate, il sistema psicofisico farà fatica ad automatizzarla e a farla veramente sua, e resta per tanto tempo nell’attesa di essere compresa e capita definitivamente.
A questo punto entra in gioco la Scuola Materna con i suoi programmi e le sue proposte e soprattutto con l’atteggiamento, il pensiero e la testa di chi ci lavora.
Se uno è insegnante di Scuola Materna ma avrebbe voluto essere di ruolo alla Scuola Elementare o Superiore, come farà ad essere totalmente presente al suo lavoro e al suo compito che quotidianamente è chiamato a svolgere?
Sposare e amare il proprio compito è uno dei primi insegnamenti che il bambino riceve dal suo maestro, con il suo atteggiamento, ed è risaputo che il canale di apprendimento primario è l’imitazione.
Il bambino avrà desiderio di imparare se ha come figure di riferimento persone che amano e rispettano il proprio compito. Gli viene voglia di andare avanti nel suo percorso di crescita e vivrà la scuola non come un’imposizione ma come uno strumento a sua disposizione.
Per lui diventerà la “scuola del piacere” e non la “scuola dell’obbligo”!
Riconoscere l’importanza di essere un’insegnante di Scuola Materna.
La Scuola Materna getta le basi, le fondamenta per un naturale apprendimento, offrendo al bambino gli stimoli adatti alla sua età e alla sua fase di sviluppo psicocorporeo, stimoli che non creano sconfitte, frustrazioni, paura di non riuscire, ansia di prestazione.
Le proposte adatte alla sua età porteranno il bambino ad avere fiducia in se stesso e nella vita, con motivazione e desiderio di guardare avanti, verso apprendimenti sempre più consoni alla sua crescere.
Non c’è apprendimento più importante ed efficace di quello che è avvenuto precedentemente.
Quello che viene dopo non si crea da solo, ha bisogno delle basi, ha bisogno di un appoggio su cui costruirsi, passo dopo passo.
Un docente universitario non è più importante di una maestra di asilo, anzi.
Il suo compito sarà semplificato se la prima maestra del suo allievo sarà riuscita a trasmettere al bambino di allora il piacere di un apprendimento integrato e naturale.
Senza la maestra di asilo, sarebbe come diventare adulti senza mai aver provato la gioia e la bellezza di essere stati bambini.
Saranno adulti che avranno paura, che non sapranno dove mettere le mani, che di fronte alle responsabilità crolleranno come castelli di sabbia. 
La Scuola Materna e le sue maestre sono le fondamenta dell’apprendimento, soprattutto quando i principi di educazione abbracciano il bambino nella sua globalità.

 La grafomotricità è un insieme di esercizi, giochi, canzoncine, filastrocche, propedeutici per la scrittura

Si occupa e tiene in considerazione, mettendoli come sotto una lente di ingrandimento, tutti gli aspetti della meccanica (e non solo) che riguardano la scrittura, sperimentandoli e vivendoli attraverso situazioni giocose e divertenti (motricità fine, nascita della forma, organizzazione dello spazio, fluidità del gesto, coordinazione oculo-manuale, direzione, pressione).
Se il bambino ha già sperimentato e interiorizzato questi aspetti, quando arriva a scrivere in prima elementare, avrà già acquisito una serie di aspetti e abilità che gli renderanno l’apprendimento della scrittura più fluido e naturale.
Con la Grafomotricità questi aspetti vengono presi singolarmente e ampliati attraverso il gioco, si lavora sullo spazio grande per far sì che il bambino li possa sperimentare con il sostegno della musica e delle filastrocche per poi arrivare in uno spazio più piccolo, quello che può essere il foglio di un quaderno.
Questi aspetti (posizione, impugnatura, gesto spontaneo…) vengono affrontati e ripresi durante ogni laboratorio con i bambini, per poi inserire volta volta un gesto più strutturato e la nascita delle varie forme.
Sperimentare le forme (il punto, la linea, il tondo, l’occhiello, l’8), prima in modo spontaneo e poi all’interno anche di uno spazio strutturato, riconoscere e distinguere lo spazio comune dallo spazio personale, portano il bambino ad acquisire sicurezza e rilassatezza rispetto all’apprendimento della scrittura.

Ogni incontro comprende due aspetti che dovranno essere il più possibile costanti:
- la preparazione al tavolo, dove ricordiamo al bambino che non si scrive solo con la mano ma che tutto il corpo collabora, aiutandolo a prendere consapevolezza dei piedi che poggiano per terra, della schiena che è dritta e che si appoggia allo schienale della sedia, del pancino che è vicino al tavolo, dei gomiti che appoggia tutti e due sul tavolo, delle spalle e delle braccia che sono rilassate appoggiate sul tavolo, dell’avambraccio e del polso che scivolano sul foglio mentre si scrive, e infine di ogni dito che collabora per tenere in mano la penna e scrivere).
Tutto questo grazie al sostegno di giochi motori e di esercizi di motricità fine.
Anche i movimenti Brain Gym, soprattutto quelli specifici per la scrittura, memoria e per il movimento degli occhi, sono molto efficaci e dovranno essere sempre gli stessi così il bambino può impararli bene e diventare autonomo nel farli quando ne avrà bisogno.
La grafomotricità è un sostegno per l’apprendimento della scrittura e la scrittura comprende l’automatizzazione di una serie di forme strutturate da mettere insieme, soprattutto per quanto riguarda il corsivo, per ottenere un movimento fluido.
Ogni forma viene presentata singolarmente e ci si arriva dal gesto spontaneo.
Quindi una caratteristica fondamentale della grafomotricità è partire dalla spontaneità per poi arrivare alla strutturazione del tempo e dello spazio.
I bambini sperimenteranno le forme grafiche sia singolarmente che abbinate tra loro, come l’alternanza di tondo e linea che genera le lettere come “d” e “b”.

Posizione – Impugnatura – Direzione – Forma – Fluidità – Pressione – Coordinazione.
Tutti questi aspetti vengono affrontati singolarmente, mettendoli in una dimensione più grande del foglio sul quale il bambino dovrà scrivere a scuola.
Si lavora sul grande per avere la massima libertà.
Il grande non richiede un controllo.
Scrivere invece in un quaderno all’interno di piccoli spazi o su un rigo, richiede necessariamente un autocontrollo e un’attenzione particolare.
Lo spazio grande inoltre evita tensione e contrazione muscolare causate dalla molta concentrazione che occorre per stare all’interno di spazi ristretti. 
Il foglio grande aiuta a sciogliere le contrazioni. 
Si comincia dal grande per poter poi trovare la dimensione giusta.
Inoltre, nel grande, il bambino è anche più facilitato a comprendere lo spazio personale e lo spazio comune da condividere con gli altri.
Quando il bambino ancora non ha integrato la dimensione alto-basso, per agevolarlo, si può posizione il foglio verticalmente.
A volte, infatti, quando diciamo al bambino di scrivere in alto, lui non sa bene dove farlo rispetto al foglio che ha davanti in posizione orizzontale.
E’ importante imparare anche a posizionare bene il foglio grande che possibilmente dovrà ricoprire tutto il tavolo.

LO STOP
Quando si introduce lo Stop vi sarà la nascita della lettera.
Il primo lavoro consiste nel muoversi sul foglio per lasciare un traccia scritta e fermarsi allo Stop.
Lo Stop è l’elemento basilare che aiuta a cambiare direzione.
Attraverso la ripetitività dello Stop, il bambino imparare a strutturare liberamente il foglio che ha davanti.
Questo avviene in una prima fase dove spontaneamente il bambino, al comando verbale “Vado e Stop!”, si ferma e disegna qualcosa.
Alcuni bambini all’inizio si fermano sempre negli stessi punti o lì vicino, per questo, in una seconda fase, sarà l’insegnante a strutturare lo spazio. 
L’adulto sa già dove andare, i bambini invece hanno bisogno di tempo per interiorizzare la struttura dello spazio.

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Si parte dal gesto spontaneo per arrivare al gesto strutturato.
La scrittura è un gesto consapevole e lento, ha una direzione e varie forme messe insieme, più la direzione e le forme vengono interiorizzate più la scrittura è fluida e sicura.
Sperimentando più volte la forma con il corpo, si acquisisce maggior sicurezza e precisione nei movimenti manuali che servono per la scrittura.
La scrittura è un’espressione di quello che già c’è nel corpo, serve a renderlo visibile e a manifestarlo all’esterno.
Quando in prima elementare la maestra farà vedere che la “a” in corsivo si fa con un’asticella in basso a sinistra che sale verso destra, un tondo antiorario che si ferma allo stop e una gambetta che viene giù, i bambini che alla materna hanno sperimentato “la giostra” con la sua scaletta per salire, il suo giro e l’uscita per andare a prendere il gelato, sapranno già come fare.
Lo faranno non per imitazione, ma grazie al ricordo visivo e soprattutto a quello cinestesico.
Quel gesto è stato già interiorizzato e registrato nel loro sistema motorio, proprio come un movimento naturale.
E’ importante per i bambini che la scrittura sia il più possibile un movimento naturale, perché è uno dei principali mezzi a nostra disposizione per esprimere quello che abbiamo dentro, quello che abbiamo appreso con i nostri sensi, udito, percepito, è l’espressione della nostra capacità di interpretazione e di elaborazione del pensiero.
Meno tensione fisica e intellettiva il bambino vive nel riprodurre il gesto grafico e più fluida sarà la sua espressione.
La sperimentazione del gesto durante gli anni di Scuola Materna, porta il bambino alla consapevolezza motoria di come nascono le lettere, il tutto in modo dolce, divertente e soprattutto naturale.

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Musica, canzoncine e filastrocche aiutano e sostengono lo sviluppo della creatività del gesto spontaneo per arrivare alla forma del gesto strutturato.

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Con la Grafomotricità, la scrittura non sarà una cosa nuova da imparare a memoria o a pappagallo, ma diventerà la nuova forma dello scarabocchio, con naturalezza, motivazione e interesse.

Danza, tra movimento, ritmica e scrittura

Uno dei principi fondamentali della Pedagogia Olistica, che considera il bambino in ogni suo aspetto (fisico, emozionale, mentale e spirituale) è prima di tutto importanza al corpo, è la consapevolezza che nasciamo corpo.

Cosa desidera fare il corpo, una volta sveglio, sazio e libero?

Vuole muoversi!

Anche il cervello è parte del corpo, non si crea da solo e acquisisce le sue competenze man mano che il corpo cresce. Più il corpo cresce in armonia, più il cervello viene stimolato attraverso gli organi sensoriali.

Le varie informazioni vengono registrate ed elaborate dal cervello in maniera direttamente proporzionale alla fase evolutiva in cui si trova il bambino.

In un bambino di 4 anni che vuole imparare a leggere e a scrivere, il cervello è sottoposto ad un forte stress, perché non è ancora pronto a certe elaborazioni.

Nel bambino piccolo la sensazione del proprio corpo è come un pezzo unico, è globale, anche i disegni rappresentano corpi senza braccia, senza  pance, con teste attaccate direttamente alle gambe… e anche il cervello è globale, non ha ancora specializzazioni.

Da qui si evidenzia quanto è importante il rispetto per ogni fase evolutiva del corpo e del cervello, in quanto parte integrante di esso.

Più il corpo fa esperienza di movimento libero provando e riprovando le posizioni più svariate per la conquista di nuovi schemi motori e di nuove consapevolezze e più il bambino diventa padrone del proprio centro/equilibrio e dello spazio intorno a sé.

Diventa sicuro e consapevole di avere a disposizione tutte le capacità per andare avanti verso cose nuove e sconosciute.

A forza di muoversi, di prendere slancio, di cadere e di rialzarsi, di seguire la sua spinta naturale verso l’esplorazione e la scoperta di novità sempre più ardue, ecco che lo sviluppo avviene in un modo globale e soprattutto al momento giusto per lui.

E il momento giusto per uno non è detto che lo sia anche per qualcun altro…

Ogni bambino ha la sua evoluzione e il suo momento per apprendere, al di là di ogni casistica fatta.

La cosa importante è che abbia a disposizione la libertà di movimento con tutti gli strumenti che lo stimolano e supportano, come per eccellenza la musica, il ritmo, i materiali.

La musica, perché? Perchè apre i canali uditivi di ricezione, aumentando così l’apprendimento del 30% e arriva direttamente alla musica interna del corpo.

Il ritmo, perché? Perchè genera movimento anche nel corpicino di un bambino infermo, un movimento interiore non percepibile esteriormente crea una serie di onde che dal corpo arrivano direttamente al cervello e a tutto il sistema nervoso.  

Perché il ritmo regola la vita e lo incontriamo in ogni cosa che ci circonda.

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Per l’apprendimento della scrittura è molto importante per esempio muovere le mani.

Muovere le mani fa bene al cervello.

Oggi i bambini usano pochissimo la motricità fine e fanno sempre meno attività come prendere i ceci, le lenticchie una ad una, sgranare i piselli, scegliere il riso con l’indice che gratta il tavolo, strusciare le mani tra loro, strusciare le mani come per lavarsele.

Usano poco la cosiddetta pinza.

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Saltellando, camminando e muovendosi si mettono in moto anche le parti del corpo che non sono dominanti, tra cui anche l’emisfero non dominante, tirando fuori così tutto il potenziale a disposizione. 

Prima il quoziente di intelligenza veniva misurato con la capacità di linguaggio.

Dopo la scoperta del medico francese Paul Broca del 1861 che l’area del cervello responsabile del linguaggio si trova a sinistra, l’emisfero sinistro era considerato quello “intelligente”, mentre il destro veniva chiamato minore

Il bambino con emisfero destro dominante è quello che potrebbe avere più difficoltà nell’apprendimento scolastico, perché nella scuola i programmi sono tutti improntati sulle competenze linguistiche a scapito di quelle artistiche, musicali e del movimento.

Il movimento è di fondamentale importanza per l’apprendimento, nonché per l’attivazione dei due emisferi e di tutta la percezione sensoriale.

Grazie al movimento i due emisferi collaborano e anche i sensi cooperano tra loro.

L’apprendimento diventa così un’esperienza totale di crescita naturale.

Se il bambino non ha la possibilità di fare esperienza del proprio corpo fin dalla nascita e non sperimenta gli schemi che via via il corpo è capace di fare, ha difficoltà ad acquistare sicurezza nelle sue capacità naturali e innate e quello che registra il corpo, lo registra anche la mente.

Ogni schema corporeo della fase evolutiva è innato, viverlo e sperimentarlo serve solo a portarlo fuori dal corpo, a manifestarlo per essere automatizzato ed integrato.

Una volta integrato, quando poi lo dovremo usare nella vita, non ci sarà più bisogno di ristudiarlo e rispolverarlo.

Ogni emisfero ha la sua funzione e il funzionamento integrato della scrittura, cioè senza alcuna compensazione, dipende dalla cooperazione e dall’organizzazione di entrambi gli emisferi e di tutte le altre parti del cervello.

Per la scrittura è molto importante conoscere il proprio corpo e le parti che sono implicate maggiormente in questa attività, perché scrivere è un movimento del corpo.

Inoltre per scrivere è importante aver acquisito la conoscenza delle tre dimensioni in cui si muove il nostro corpo, più ci muoviamo più saremo fluidi nel passare dall’una all’altra dimensione. 

Mi muovo bene nelle tre dimensioni quando ho imparato a conoscere il mio centro.

Questi passaggi sviluppano anche le tre dimensioni in cui lavora il cervello. 

Durante un apprendimento statico, totalmente di emisfero sinistro come quello richiesto nella scuola, il movimento è utile per riattivare anche l’emisfero destro e chiamare in campo contemporaneamente tutte e tre le dimensioni del cervello rendendo l’apprendimento globale e completo.

Basterebbe fare qualche movimento di oscillazione destra-sinistra, alto-basso, avanti-dietro.

Una volta che abbiamo compreso perché il movimento è così importante nell’apprendimento e nello sviluppo della percezione sensoriale e di conseguenza per l’utilizzo totale del cervello, vediamo come la musica e la ritmica sono strettamente legate al movimento e come lo aiutano a venir fuori in modo naturale dando al bambino poche indicazioni verbali o addirittura nessuna.

La scrittura è movimento, le lettere sono suono che si alternano in un ritmo e una cadenza.

Nella ritmica la musica si fonde con il movimento, fino a diventare una cosa sola.

Chi fa musica, fa venire fuori il movimento che ha dentro di sè, esattamente come fa la scrittura e tutto ciò che si può chiamare arte.

Quando il bambino si muove accompagnato da un ritmo, fa del proprio corpo uno strumento.

Infatti il primo strumento musicale è il corpo.

Il ritmo porta ripetitività e rilassatezza.

Anche cantare dona equilibrio e tranquillità, toglie lo stress, perché per cantare c’è bisogno di un ritmo nel respiro e questo rilassa il sistema nervoso.

Se il bambino sente cantare, gli arriva rilassatezza ed equilibrio.

Anche cantare una canzoncina o un racconto, senza avere davanti scenari da guardare,  aiuta il bambino a sviluppare la sua immaginazione, proprio come quando si legge un libro senza figure.

Quello che arriva al bambino con la musica, arriva al suo corpo in modo diretto e naturale, senza alcun filtro mentale, generando in lui un movimento spontaneo.

Così anche nella scrittura, se l’apprendimento è avvenuto in modo integrato, quando il suono di una lettera arriva all’orecchio del bambino, automaticamente saprà riconoscerla e con sicurezza riprodurrà sul foglio il gesto e la forma che la rappresenta, senza paura di sbagliare e/o sentire il bisogno di guardare come si fa.

Quando sente che il gesto e la forma escono dalla sua mano in modo spontaneo, il bambino si sentirà al sicuro e fiducioso di andare avanti nell’apprendimento della scrittura.

Il suono aiuta il corpo ad organizzarsi in un tempo e in uno spazio, così come richiede la scrittura che è un movimento anch’esso strutturato in un tempo e uno spazio.

Il suono aiuta il corpo a fermarsi, rallentare, ripartire, andare veloce, così come richiede la scrittura che è fatta di pause, rallentamenti, partenze, velocità.

Il movimento abbinato al suono porta a creare forme nello spazio e aiuta il bambino a conoscere e sperimentare le direzioni, l’orientamento, l’organizzazione dello spazio.

In seguito, per scrivere, lo spazio diventerà il foglio e il corpo si trasformerà in una penna.

Divento così il canale della mia scrittura.

Appartengono all’attività di ritmica tutti i giochi che aiutano a sviluppare la memoria e la percezione sensoriale, elementi fondamentali per imparare a leggere e scrivere.

Per la memoria visiva sono indicati tutti i giochi di imitazione. 

Per quella tattile i giochi che permettono di indovinare “cos’è”, toccando forme e oggetti.

Per la memoria uditiva giocare ad indovinare per esempio i vari suoni nella stanza, tenendo gli occhi chiusi.

Per la memoria cinestetica i giochi dove si devono riprodurre gesti e/o movimenti appena fatti.

L’attività di ritmica prevede l’utilizzo anche di semplici materiali, come mattoni, legnetti, foulards, sacchettini, cuscini, corde, stoffe, ecc. 

Il loro uso rientra perfettamente nel campo educativo perché ha lo scopo di tirare fuori dal corpo quello che è già presente, aiuta a concretizzare il movimento, ed è valido soprattutto per i più piccoli che hanno meno consapevolezza delle parti del corpo.

Il materiale sostituisce il corpo (non battono le manine, ma battono i legnetti, non ballo io, ma faccio ballare i foulards…) e il bambino vive lo stesso il movimento identificandosi con il suo materiale.

I materiali stimolano il movimento e, a seconda di quale viene usato, fanno vivere sensazioni ed esperienze diverse.

Pur essendo uno diverso dall’altro, sono tutti oggetti che donano al bambino sicurezza e fiducia (come una casa), diventando amici con i quali giocare, scoprire, condividere.

Durante l’attività di ritmica, il bambino fa suo l’oggetto e sente che gli appartiene, ma sa anche che può essere condiviso con gli altri.

Sa che esso può assumere vari significati, può diventare una sfida, un “ostacolo” con il quale misurarsi, può trasformarsi in un amico bisognoso da essere trasportato o con il quale ballare.

Quando poi lo deve distribuire nella stanza, ecco che diventa un mezzo per imparare a strutturare lo spazio e sviluppare la capacità organizzativa.

Il materiale rende possibile e reale il movimento interiore generato dal ritmo e dalla musica.

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La vita si apprende con tutto il corpo, più il corpo sperimenta più il cervello si espande e si arricchisce di elementi, di esperienze, di apprendimenti, in un modo naturale e definitivo.

Con il movimento, la musica e il ritmo si può fare esperienza di come queste cose possono sostituire la parola e le solite frasi: “Silenzio! Andate a posto! State fermi!”.

La musica arriva dove non arrivano le parole…

Una musica dolce e ripetitiva come quella di una ninna nanna aiuta ad entrare in uno stato di presenza e di coerenza tra onde cerebrali e cuore, che è lo stato ottimale per l’apprendimento.

Ai bambini piace tantissimo il momento di rilassamento, di coerenza e ascoltare insieme una musica di questo genere porta positività e piacere nell’apprendere la nuova giornata, prima di tutto alle maestre e di conseguenza anche ai bambini.

Non importa essere maestri di musica per fare ritmo, si possono suonare anche solo due note con un flauto oppure battere un gong e dire ai bambini che al termine della vibrazione devono trovarsi tutti a sedere.

Le minacce e le punizioni lasciano il tempo che trovano e soprattutto registrano nel vissuto del bambino idee distorte dalla realtà. 

Le cose fatte con costrizione e per paura della punizione, sono esperienze forzate e non naturali, e come tali non saranno mai integrate nel sistema, rimarranno solo imposizioni che limitano la libertà di crescita e il valore di sé.

Per esempio, a volte, gli adulti dicono al bambino irrequieto: “Se non fai il bravo ti mando a letto…!”

Cosa registra quel bambino nella sua esperienza emozionale? Che andare a letto è una punizione, che il riposo e le pause sono una punizione, che la vita per essere vita deve essere frenetica e piena di cose da fare. 

E, invece, senza le pause e i riposi, l’apprendimento non potrebbe essere sedimentato.

Questo è un invito a creare per i bambini momenti dedicati solo al rilassamento, in cui possono permettersi di stare senza far niente, magari chiudere gli occhi, ascoltare una musica dolce e visualizzare un arcobaleno o un prato verde pieno di fiori e tante farfalle colorate che svolazzano.

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La vita è ritmo e il ritmo regola la vita.

Informazioni e iscrizioni

Informazioni e iscrizioni - Giuseppina Rotondi

GIUSEPPINA ROTONDI
Centro "La Capanna dell'Anima"

Via Caivola, 2 (Borgo Lavacchiello)
40
050 Monterenzio - Bologna


Tel. 333 1015344
segreteria.giuseppinarotondi@gmail.com
www.giuseppinarotondi.it


Per chi arriva da altre città, nelle mappe di GOOGLE scrivere Giuseppina Rotondi oppure Centro La Capanna dell'Anima (anche senza indirizzo) e vi guiderà direttamente.